1708-1740 Carlo VI d'Asburgo
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Il primo imperatore a coniare moneta fu Carlo VI d'Asburgo (1685-1740) salito al potere nel 1711. Questi era il secondo figlio di Leopoldo I e della sua terza moglie, Eleonora-Magdalena di Pfalz-Neuburg.
Erede designato del re di Spagna Carlo II, del ramo spagnolo degli Asburgo, senza figli maschi, quando quest'ultimo nominò suo successore al trono Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV di Francia, scoppiò la cosiddetta guerra di successione spagnola (1701-1714).
A cambiare le sorti della guerra fu l'improvvisa morte senza eredi del fratello maggiore di Carlo, l'imperatore Giuseppe I: Carlo dovette tornare in Austria e rinunciò quindi al trono spagnolo. Nel 1711 venne incoronato Sacro Romano Imperatore a Francoforte sul Meno.
Sposatosi con Elisabetta Cristina, duchessa di Braunschweig-Wolfenbüttel, ne ebbe due figlie, Maria Teresa e Maria Anna, ma nessun maschio. Per assicurare dunque la successione alla maggiore, fece redigere nel 1713 la Prammatica Sanzione, con la quale stabiliva che il regno non potesse essere diviso alla sua morte e aboliva la legge salica, che aveva impedito alle figlie femmine di succedere al trono.
Alla sua morte, nel 1740, però, nonostante gli sforzi da lui compiuti per far accettare dalle altre potenze il documento, scoppiò la guerra di successione austriaca, conclusasi solo nel 1748 con la definitiva ratifica della successione di Maria Teresa quale regina di Ungheria e Boemia ed arciduchessa d'Austria; tuttavia, non fu eletta, in quanto donna, imperatrice del Sacro Romano Impero: al suo posto fu incoronato Carlo Alberto di Wittelsbach, col nome di Carlo VII. Alla morte di questi, però, il marito di Maria Teresa, Francesco Stefano di Lorena, assunse il titolo di imperatore, assicurando il mantenimento del titolo imperiale alla Casa d'Asburgo.
Probabilmente in conseguenza dei suoi anni spagnoli, Carlo VI introdusse il cerimoniale di corte spagnolo (Spanisches Hofzeremoniell) a Vienna; tra le sue realizzazioni architettoniche per la capitale la Reichskanzlei e la Biblioteca Nazionale, in stile barocco. Carlo VI fu allievo, da ragazzo, del compositore Johann Joseph Fux: si dilettava in composizione, suonava il pianoforte e, di tanto in tanto, dirigeva l'orchestra di corte.
Oltre alle monete sotto citate, il CNI cataloga per Carlo VI pure un tallero da 12 lire senza data (al n. 50), un mezzo tallero da 6 lire con date 1732 e 1736 (n. 4 e 40), un soldo ed un sesino di tipo diverso (n. 51 e 52) entrambi senza data e con i soli disegni dei dritti (su entrambe un sole raggiante, e legende rispettivamente ROM REX SPAG DVX MANTVAE e REX SPAG DVX MANTVAE). Tutte queste monete sono riportate citando il Portioli, che però pubblicò solo i disegni dei conii, escludendone l'effettiva coniazione. In seguito sul tallero e sul mezzo tallero (monete delle quali esistono effettivamente prove in rame che ciclicamente appaiono sul mercato numismatico) i vari autori si sono sbizzarriti. Il Bignotti, dopo una lunga introduzione in cui sembra escludere l'esistenza di tutte queste tipogie, decide infine di catalogare (al n.1) il solo mezzo tallero con millesimo 1736, riferendosi ad uno scritto del 1906 di Francesco Nuvolari, che però non cita affatto un mezzo tallero bensí un tallero 1736; il MIR non le considera (cita il CNI scrivendo che le monete non esistono); i cataloghi BAM nel volume VII invece le citano riportando il CNI: mezzo tallero con data 1732 (ma in realtà il CNI cita anche un esemplare con data 1736), tallero e soldo senza data. In realtà di tutte queste monete non s'è finora trovata traccia, e l'unico accenno della possibile esistenza del tallero è il citato testo del Nuvolari del 1906, che afferma:
Le monete battute da Carlo VI come Duca di Mantova sono già illustrate dal sempre benemerito Don Attilio Portioli, mio illustre maestro, nella sua Zecca di Mantova nella parte VI tavola I, però del tallaro di Carlo VI riportato al n. 1 non si vede solamente che il diritto e giacchè io ebbi la fortuna di arricchire la mia modesta collezione di questo esimio pezzo; nella speranza di fare cosa grata ai cultori della Numismatica Mantovana ne completo la descrizione fatta dal Portioli. Tallaro di Carlo VI Imperatore e Duca di Mantova. Obv. Busto dell'Imperatore a d. coronato d'alloro, attorno corre la scritta: CAROL: VI: D: G: R: I: S: A: GER: HIS: HU: BO: REX • R/: Aquila bicipite portante nel petto la croce latina emblema di Mantova, il tutto sormontato da una corona, attorno si legge: ARCH: AUST: DUX: BU: ET: MANTUAE: 1736 - L.12 (argento basso) Sull'orlo: SEMPER •AVGVSTVS.Essendo questa l'unica testimonianza di un certo spessore sull'esistenza di questa moneta, la sua effettiva coniazione, cosí come quella degli altri tre tipi, allo stato attuale delle cose rimane molto dubbia.
Index
Indice -> 1708-1740 Carlo VI d'AsburgoCoins
25 monete per 6 tipi: glance, summaryMints
| Mantova |
Years
| 1700 | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1714 | 1731 | 1732 | 1733 | 1734 | 1735 | 1736 | ||||||||
Bibliography
- FEUARDENT FELIX, Jetons et mereaux depuis Louis IX jusqu'a la fin du consulat de Bonaparte, Rollin et Feuardent, 1904
- G. MARGINI-R. CASTAGNA, Monete mantovane dal XII al XIX secolo, B.A.M., 1990
- G. MARGINI-S. BAIOCCHI, Sfragistica mantovana/tessere-pesi monetari suggelli, decorazioni e piombi, Numismatica Grigoli 1985
- MAGNAGUTI ALESSANDRO, Ex Nummis Historia. Vol.VII. I Gonzaga nelle loro monete e nelle loro medaglie, Santamaria, 1957
- POEY D'AVANT FAUSTIN, Monnaies féodales de France, C. Rollin, 1858
- VARI, Corpvs Nvmmorvm Italicorvm vol. IV-Lombardia zecche minori, Tipografia R.A. dei Lincei, 1913
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